Caro Vincenzo,
sul lavoro si ragiona come professionisti e le scelte professionali è difficile discuterle, perché bisognerebbe essere nella testa dell’altro e averne le competenze e la visione per comprenderle a pieno.
 
È impossibile, poi, discuterle quando si tratta di scelte che fanno salire gradini. Dall’Arzignano al Trapani, dal Trapani allo Spezia, dallo Spezia alla Fiorentina: è una scala che quella che stai salendo e nessuno può negarlo. Sono certo che non sarà nemmeno l’ultimo gradino, perché tu sei uno di quelli che arriverà a giocarsi la Champions.
 

Quello che c’è stato, è stata la favola di un gruppo di ragazzi che ha in due anni tremendi ha dato pane per sogni a una città intera.

Ma quello che c’è stato in questi due anni non è stato solo “professione” o lavoro. È stata una storia di profonda passione. È stata la favola di un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali cresciuti in mezzo a chi oggi li tifa, che in due anni tremendi ha dato pane per sogni a una città intera. Pezzo dopo pezzo dopo pezzo avete costruito un’emozione gigantesca. 
 
Noi tutti, anche se ne abbiamo viste tante e sappiamo com’è il calcio, ti vedevamo a capo di questi ragazzi che per noi rappresentano qualcosa di unico e irripetibile. 
 
Tra chi ha a cuore lo Spezia, non c’è una persona che avrebbe avuto qualcosa da ridire se, il 15 maggio, avessi detto a partita finita: “Ragazzi, è stato fantastico, ora è tempo di andare altrove”.
 
Se lo avessi detto allora, ne sono sicuro, nessuno avrebbe detto nulla, perché sappiamo essere grati e perché i due anni passati sono stati entusiasmanti e spossanti per noi, ma anche per te.
 
Ma non è andata così.
È andata che ti sei preso, giustamente, tempo per riflettere davanti a una nuova proprietà e alle sue proposte. Hai preso tempo per ascoltare le proposte degli altri, vedendo piano piano riempirsi tutte le panchine cui ti avevano accostato e cui, con giusta ambizione, guardavi.
 
È andata che hai approfondito la questione in ogni aspetto, in più incontri.
Poi hai firmato.
E quando hai firmato hai dichiarato quello che tutti, effettivamente, avevamo compreso: che Spezia è come la tua casa; che ti eri preso tempo per approfondire il progetto e che ora te ne saresti partito per le vacanze, convinto di tornare e fare ancora meglio. Hai detto che non vedevi l’ora di tornare e trovare il Picco di nuovo pieno.
 
 
 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Vincenzo Italiano (@vincenzo_italiano77)

Abbiamo capito che hai sentito il nostro affetto.
E ci siamo anche sentiti importanti. Credo tu abbia detto che siamo anche una città di gente come te, schietta e sincera. Ti abbiamo creduto.
 
Sai cosa abbiamo pensato, quel giorno? Tutti noi ci siamo sentiti sicuri: “Se resta Vincenzo, significa che tutto va bene“. Se resta Vincenzo, ci fidiamo. Se hanno convinto lui, se gli hanno alzato lo stipendio come ha dimostrato di meritare, se lo hanno messo al centro del progetto… noi siamo tranquilli.
 
Questo non significa che ci aspettassimo una passeggiata per l’anno venturo, ma solo la certezza che avremmo lottato fino all’ultimo, con stile e forza. Con orgoglio.
 
E una dozzina di giorni dopo quell’inizio giugno, per la chiamata di Mr. Pepperoni, tutto si sgretola.
Ma come? E il post su Instagram? E quelle parole?
 
Fatti la tua carriera. Vai a Firenze e spera che ti concederanno di sbagliare tre, quattro, cinque partite di fila. E se lo faranno, l’anno prossimo trovati un’altra squadra fino ad arrivare al livello cui devi stare.
 
Sappi però che hai deluso tante persone, hai fatto loro male.
 
Qui eravamo andati oltre il lavoro, eravamo entrati nella passione, nel sogno e nella fiaba.
 
Le fiabe hanno un inizio e una fine.
 
Ti auguro di non aver sbagliato scelta, ma nel caso l’avessi sbagliata… saremo qui a ricordartelo.

Ciao ciao.
Leggi anche  Udinese 0 - Spezia 2