Caro Thiago ti scrivo,
così mi distraggo un po’.  Siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò.

Quando sei arrivato, la gente mugugnava. Guardando al tuo passato da tecnico, a quell’esperienza poco felice con il Genoa, alla dichiarazione sul modulo 2-7-2.

Venivamo da due anni di grande calcio (tre a dire il vero, perché tutto inizia con lo Spezia di Marino). Venivamo da una storia finita peggio, non male, senza un saluto, con una fuga notturna (leggi: “Caro Vincenzo, ciao ciao).

Prima del tuo arrivo, la burrasca si era completata con il blocco del mercato annunciato per 4 sessioni.

Ci trovavamo lì: a cavallo di un sogno, traditi nell’amore, con la forte impressione di essere sull’orlo del baratro. Soli contro tutti. E soli contro tutti lo siamo stati molte volte, noi tifosi dello Spezia, ma questa volta la probabile caduta si annunciava ancor più dolorosa.

Lì, esattamente a quel punto della storia, sei arrivato tu.

“O la va, o la spacca”

 Una scommessa per noi, una scommessa – e forte – anche per te.

Noi, con in gioco il punto più alto della nostra storia. Tu, con la tua carriera. Fallire a Spezia – e certo le premesse c’erano tutte – avrebbe significato per te ripartire da molto più in basso. Forse non ripartire più.

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O la va o la spacca” abbiamo pensato tutti, probabilmente. Noi e te.

La partenza in salita

A ripensarci, sei stato un folle.

Ricapitoliamo, e scusa qualche ripetizione: ultimo allenatore a sedere su una panchina, mercato in ritardo, l’annuncio del blocco di mercato che complica i piani, poi quasi l’intera squadra con il Covid-19, nessuna amichevole.

Sei arrivato a Cagliari con 15 disponibili, tra cui 3 portieri. E lì ce l’hanno rubata.

Il tuo primo Spezia, bisogna dirlo, era un piacere da vedere. Un filo avventato dietro, ma giocava bene per essere praticamente senza centrocampisti.

In quella fase, di gioco e pochi punti hai saputo sistemare qualcosa, inventare altro, attendere.

Senza scuse, senza parole fuori posto, senza piangersi addosso.

Arrancando – e dicono tanti per “demerito altrui” – siamo arrivati a Natale con il fiatone, ma fuori dalla zona retrocessione. Con il miracolo di Napoli come ciliegina.

Poi Giampaolo ha rifiutato la panchina e tu hai mangiato il panettone, continuando a ripetere che “i miei giocatori per me sono i migliori del mondo

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Le scelte

In quel momento di estrema difficoltà, hai avuto il coraggio di compiere una scelta. Scommettere su un gruppo ristretto – ristrettissimo, a dire il vero – di giocatori e affidarti a loro. Non so cosa vi siate detti nello spogliatoio, ma è chiaro siano state le parole giuste.

Da quel momento, la squadra ha iniziato a essere un blocco. Tu hai puntato sui tuoi e loro hanno puntato su te.

Fuori, invece, se ne diceva di ogni tipo, ma hai avuto il coraggio delle tue scelte.

Non tutte le ho capite, a dire il vero, a livello tattico e tecnico. Ma non sono un esperto. Mi limito a registrare come Kiwior a centrocampo sia stato fondamentale, come Verde abbia fatto la sua miglior stagione con te (alla faccia di chi ha sparlato tutto l’anno), come – alla fine – la difesa che tanti pronosticavano avrebbe preso duecentomila gol ne abbia preso 1 in meno dello scorso anno.

Certo, la gestione del gruppo a tratti è risultata incomprensibile, ma credo rientri nella squadra che avete scelto di essere, da un certo punto in poi.

Quello che rimane

La fine annunciata (“Andiamo giù come dei missili”) è stata smentita.

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Alla fine, avete avuto ragione tu e i tuoi.

È stata solo fortuna!” dicono, ma poi – guardando calendario e tabellini – si vede che le partite fondamentali sono state centrate tutte. Quelle dietro le abbiamo battute tutte e no, non può essere un caso.

Ma non sono solo i risultati a rimanere. Rimane il modo educato, ma fermo, con cui hai difeso la maglia e il vostro lavoro dopo alcune serate assurde, come la partita con la Lazio, come la partita con la Roma.

Rimane il coraggio di presentarsi ai microfoni, dopo la partita di San Siro, e dire quello che ogni tifoso dello Spezia stava pensando: “Abbiamo vinto con merito!”. Perché sì, lo Spezia ha fatto quello che poteva fare.

Rimangono le lacrime (vere) e le parole dopo Udine, gli abbracci della squadra (evidentemente non così spaccata), la passione vissuta e dimostrata.

Rimane la serie A, ma questo è tanto e quasi il meno.


Rimane, per sempre, quello che avete fatto.

Rimane l’impressione di avere avuto un signore dalla nostra parte.

Grazie Thiago, a buon rendere.