Ciao La Spezia,
ora capisco mio papà e finalmente riesco a chiamarti come fa lui.

Sono venuta a trovarti in una settimana di estate torrida e tu mi sei venuta incontro con un sorriso. Sono arrivata seguendo un desiderio, quello di papà che non può più muoversi per insormontabili problemi di salute, ma voleva che gli “occhi del suo respiro” (parole sue) ti vedessero per poi raccontarti.

Ti ho trovata diversa nell’aspetto rispetto la città dei suoi racconti, ma con lo stesso spirito. Lo spirito che ha sempre vissuto in papà, nonostante i decenni di lontananza e le migliaia di chilometri di distanza.

Papà mi ha mandato da te con il compito di tornare con una foto di ogni quartiere che si ricordava. Mi ha detto precisamente gli angoli che sono stampati nella sua memoria. Poi le ha volute stampare e confrontare il presente con il passato. Per ogni angolo aveva un ricordo, un volto.

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Ha voluto che scrivessi il suo nome sul faro. Se ne scusa. Dice che a un quasi novantenne si potrà concedere questa debolezza da adolescente.

Ha preteso che salissi a Marinasco e mi affacciassi al balcone del piazzale della Chiesa. Mi ha chiesto una foto da lì e poi di raccontargli le sensazioni e i profumi, i riflessi e i suoni.

Mi ha confidato, dopo il mio racconto, che non si pente della sua vita e delle scelte che ha fatto che lo hanno condotto ad accettare la malattia con serenità perché ciò che ha avuto è esattamente quel che ha costruito e questo lo rende felice, però… “Spezia mi è sempre mancata”.

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Ha voluto una foto del portone di casa sua, quando era poco più che un bambino. E ringrazio la famiglia che la abita adesso per avermi fatta entrare e affacciare alla finestra.

E poi, occhi negli occhi, io seduta accanto a lui e lui bloccato nel letto, con un filo di voce mi ha chiesto: “Allora, a te come è sembrata?”.

“L’ho vista con i tuoi occhi, papà. Ti assomiglia.”

Ringrazio da parte di papà le persone che non mi hanno preso subito per una pazza, loro sicuramente capiranno chi sono, ma che hanno ascoltato la mia storia inverosimile e mi hanno dato una mano a fare felice papà, che non ha mai smesso di essere un ragazzo spezzino e ci ha sempre parlato di questa sua meravigliosa piccola città che a volte si trovava dall’altra parte del mondo.

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Ora ha una compagnia in più.

Laura