Oggi nel 2034, la presenza di ungulati nelle istituzioni è ormai una consuetudine in tutta Italia. Ma il primo sindaco cinghiale d’Italia è stato alla Spezia

Era il 2027 quando La Spezia balzò agli onori della cronaca nazionale e mondiale: le elezioni a sindaco erano state vinte da Bruno Da Bricchi, professione mangiatore di ghiande, specie cinghiale. Il mondo non aveva mai visto nulla di simile e fino ad allora mai avrebbe creduto fosse una storia possibile. La vittoria del Da Bricchi aprì una strada a lui personalmente – nel 2031 ha ottenuto trionfalmente un secondo mandato – e ai cinghiali di tutto il mondo, che oggi un po’ ovunque convivono con gli umani anche all’interno delle istituzioni.

Come i cinghiali sono entrati alla Spezia

La storia del Da Bricchi è una storia che parte qualche anno prima rispetto al 2027. Correva l’anno 2022, infatti, quando un famiglia di ungulati (gli esperti della University of Migiain ancora dibattono se si trattasse di una famiglia tradizionale oppure di una famiglia di fatto) si presentò in città nottetempo e prese residenza nel parco cittadino della Maggiolina.

La popolazione discusse a lungo su cosa fosse necessario fare. Da una parte c’erano gli animalisti, entusiasti sostenitori dei diritti degli animali a stare dove cazzo desideravano. Questi attribuivano – non senza qualche ragione – ogni colpevolezza all’essere umano e suggerivano come via di possibile uscita dall’empasse di eliminare gli umani. Dall’altra parte, invece, i cinici sognatori. Secondo loro era consigliabile aprire una battuta di caccia all’interno del parco preso in mezzo a due delle arterie più trafficate della città. La risposta agli animalisti era: “Eliminare l’essere umano per salvare gli animali? D’accordo, iniziate da voi”.

Il dibattito durò a lungo. Nel frattempo i cinghiali passarono da 10 a 80. Gli esperti della University of Migiain a quel punto sentenziarono che si trattava, oltre ogni ragionevole dubbio, di “famiglia promiscua”. La Curia stigmatizzò il comportamento dei cinghiali per gli atti osceni in luogo pubblicò e questo, però, non fece che dare legittimazione ai cinghiali, che per la prima volta divennero un interlocutore istituzionale.

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Rispondendo alla Chiesa, il rappresentante dei cinghiali obiettò: “E dé, voi siete stati lì a farvi mangiare il belino dalle mosche!”.

La risposta valse a tutti gli ungulati l’acquisizione della cittadinanza tramite Ius Scholae, perché dimostrò elevato grado di integrazione con la cultura locale.

Quel rappresentante era Bruno Da Bricchi.

La comunità ungulata e le prime prove di integrazione

Da quel momento, il parco fu riconosciuto come luogo di interscambio culturale tra la comunità ungulata e quella umana (nelle scuole elementari furono avviati dei programmi tipo Erasmus: alcuni alunni delle elementari andavano alla Maggiolina e i cinghialotti in classe) e i cancelli furono lasciati aperti, all’insegna della convivenza.

I cinghiali presero a essere molto attivi nel campo della gestione dei rifiuti. Di tanto in tanto, qualcuno rivelava ottime doti di carrozziere. Una piccola frangia – ma le mele marce sono ovunque – portò avanti affari illeciti, mettendo in piedi un giro di truffe alle assicurazioni automobilistiche attraverso finti investimenti. In altri casi, la delinquenza ungulata aveva costruito un vero e proprio sistema corrotto con l’ordine dei radiologi e ortopedici: prendeva di mira le persone che facevano jogging per provocare loro traumi ossei.

Dal primo intervento in Consiglio comunale alle elezioni

Nel contesto di una convivenza sostanzialmetne pacifica, destò grande impressione quando – nel 2025 – un cinghiale comparve nel bel mezzo di un consiglio comunale spezzino, fu salutato da tutti con sguaiata allegria: «E de, d’altra parte la seduta è pubblica, lasciamolo stare.» dissero i presenti in tono di scherno. E giù grasse risate. L’ilarità si placò bruscamente, lasciando il posto a uno sbigottimento generale, quando, dopo che qualcuno chiese stranito: «Ma come ha fatto ‘sta bestia a entrare?», il cinghiale rispose: «”sta bestia” te lo disi a te mae!» e aggiunse: «E adè che ho la vostra attenzione, vorrei discutere anch’io l’ordine del giorno

Da quel momento, l’ascesa politica dei cinghiali fu inarrestabile: il loro leader, Bruno Da Bricchi, si candidò presto a sindaco e, sospinto dall’appoggio totale dei suoi simili, che avevano messo momentaneamente da parte le loro faide tra clan, arrivò al ballottaggio, anche se fortemente sfavorito, contro il sindaco uscente in cerca di conferma. Il ribaltone avvenne allora, durante il confronto tra Bruno e il candidato degli esseri umani. Quest’ultimo, sicuro del trionfo, attaccò: «Ma come potete votare un cinghiale, dai? In fondo non è altro che un maiale.» Laconico Bruno rispose: «Er porco i dà der porco ai autri perché i l’è lu’.», poi, come da consolidata consuetudine di ogni aspirante sindaco dal 1980, promise il waterfront, lo stadio nuovo e l’ospedale del Felettino (ma con un’ala dedicata all’assistenza veterinaria agli animali selvatici). Da Bricchi vinse il ballottaggio con il 99% dei voti e fu il primo sindaco cinghiale del Golfo.

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Dal primo al secondo mandato

Il primo mandato del Dai Bricchi si rivelò un mandato visionario e di buona amministrazione. Il secondo mandato sta lasciando intravedere qualche crepa nel monolitco blocco del gruppo degli ungulati, che politicamente si è diviso in più correnti. Oggi, dopo l’esperienza dei 10 anni di governo cittadino di Bruno Da Bricchi, è possibile individuare tra i cinghiali 5 correnti politiche, che – oltre alla spartizione delle poltrone e ai rimpasti di giunta – pensano di poter risolvere la questione del comando solo in un modo… a canate!

  • SETESERVÈI

Il clan dei Seteservèi fu il primo a teorizzare che la vita dei cinghiali potesse essere qualcosa di più che grufolare tra le radici e addentare tutto quello che capita a tiro. I cervelloni impararono ben presto a spostarsi tra i terrazzamenti impervi delle Cinque Terre con la monorotaia dei vignaioli per risparmiare tempo e fatica e divennero abili nel manovrare e nel costruire. Anche quando c’è da menarsi, i Setervèi studiano un piano dettagliato e progettano ordigni ingegnosi, convinti che l’intelligenza sia sempre l’arma migliore.

Motto: Se te trèvi en porco coi specéti, va’ a ca, o te vè ai Boscheti

  • SANDRONI

Non c’è nulla che i Sandroni non possano sporcare o rompere. Per loro, avere tra le mani un bastone nodoso trovato nel bosco o un pastorale di avorio finemente intagliato del XVII secolo non fa alcuna differenza: cominceranno a mulinarli sulla testa, menando colpi a destra e a manca. Non saranno aggraziati come ballerini, ma le loro bastonate fanno male eccome! Con loro in giro, il caos nelle campagne è assicurato.

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Motto: S’i te pio i Sandroni, i te gonfio de patoni

  • LEGÉRE

Mai fidarsi della parola di una legéra. Pur di ottenere ciò che vuole, farebbe di tutto: per necessità o per diletto, non si farebbe scrupoli a sottrarre a un bambino i giocattoli o addirittura il grillo! Non è cattiveria, sia ben inteso, è proprio una vocazione, legéra si nasce e legéra si muore. Quando poi alcuni di loro trovano una comunione di intenti, si organizzano in una pericolosa e incontrollabile manega de legére. Il ventre molle di Spezia esce allo scoperto e tenta il colpaccio.

Motto: A vita en sità: vin, scciafi e fainà

  • FADIGA

Diciamo la verità, uno che viene chiamato Fadiga di fare a botte non ne ha manco per il belino. Preferisce andare a pescare col suo gozzo, guardare da lontano gli altri che si pistano e attendere, ormeggiato nelle placide acque della sua borgata, il corpo del nemico portato dalla corrente. Il suo credo è ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, perciò egli pensa a come assicurarsi ciò che vuole. Il più delle volte ci pensa e basta, ma la sua inerzia non deve ingannare e di certo non dimenticata i suoi propositi. 

Motto: Quarcun autro i ghe pensa, aotrimenti a femo sensa

  • BRILASTECHI

Se in provincia vuoi vivere da re, càtate ‘r motorin. Ci vai dappertutto e non paghi il parcheggio, salti le code e spendi poco di benzina. Certo, l’agilità deve essere tua alleata, ma non è un problema per i Brilastechi, a lungo ostracizzati dagli altri cinghiali per il loro fisico giudicato eccessivamente esile. Pur non avendo dalla loro la mole, i Brilastechi sono particolarmente agguerriti nel tentare di imporre il proprio dominio sugli altri, facendosi temere per le loro chiassose scorribande lungo l’Aurelia, in sella ai loro mezzi preferiti.

Motto: Ciù magri de ‘n’anciùa, a se tombemo sensa paùa