L’assenza non programmata di un giudice designato ci ha promosso in passato come Giudici nella sfilata del Palio del Golfo. Esperienza divertente e istruttiva, ma per cui fummo investiti da polemiche.

Qualche anno fa, per  una serie di fortuite circostanze, fummo chiamati per fare i giudici della Sfilata del Palio del Golfo. Quest’anno – per diversi motivi – la sfilata nel programma del Palio del Golfo non vedrà carri e maschere percorrere le strade della città, ma tradizionalmente quella tra i carri è una competizione molto sentita. Uno dei giornalisti che era incaricato del compito si sentì male e venimmo chiamati come “riserve”.  Accettammo con entusiasmo e un filo di curiosità, tipica di due cittadini che si avvicinano alla vita delle borgate e che mettono il naso in qualcosa che non hanno mai sentito pienamente loro.

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Come funziona la sfilata? Le regole e la scheda per i giudizi

In una veloce riunione nel pomeriggio stesso della sfilata ci venne fornita una cartellina in cui erano contenute le spiegazione dei temi scelti per la sfilata da ogni borgata. Una persona dell’organizzazione del Palio ci spiegò poi tutti i criteri secondo cui avremmo dovuto valutare i vari carri. Si andava dall’originalità, alla maestra nella realizzazione, all’interpretazione del tema fino alla organizzazione della sfilata. Tutti ambiti di soggettività che dovevamo ricondurre a una valutazione oggettiva, rinchiudendoli in un numero espressione del nostro giudizio.

L’appostamento e la valutazione

Con le nostre cartelline e la scheda in mano, scegliemmo di piazzarci lungo corso Cavour in piazza del Mercato. Con pazienza e partecipazione, abbiamo visto sfilare davanti a noi tutti i carri e i partecipanti e li discutemmo uno per uno, riducendo le nostre opinioni (in qualche caso differenti) a un giudizio comune.

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Raggiunto l’accordo, compilavamo la scheda.

Il giorno dopo: le polemiche

Consegnata la nostra scheda, al termine della sfilata, ci godemmo il weekend del Palio, aspettando con curiosità l’esito delle valutazioni. Il verdetto finale infatti si formò unendo le nostre valutazioni a quelle degli altri giudici (di cui per altro non avevamo alcuna conoscenza personale).

Il lunedì sera, in diretta televisiva su TLS, scoprimmo chi fu il vincitore. Ora non ricordo la classifica esatta, ma so per certo che non rispecchiava in pieno i nostri giudizi. Nonostante questo, fummo sommersi di polemiche.

Eravamo, tra i giudici, quelli direttamente raggiungibili e subito diversi borgatari delusi iniziarono a scriverci per lamentarsi dell’esito della sfilata e per accusarci – più o meno velatamente – di aver favorito questi piuttosto che quegli altri.

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Palio del Golfo: passione e coinvolgimento

Fu faticoso rispondere in maniera misurata a quanti ci scrivevano e spiegare che, no, non avevamo messo una Porsche in garage dopo esserci fatti corrompere per i voti alla sfilata del Palio da una delle borgate. Anzi, nemmeno abbiamo un garage.

Ma fu anche estremamente istruttivo. In quei giorni imparammo cosa davvero significa il Palio del Golfo per chi fa parte di una delle borgate: passione, partecipazione, coinvolgimento, goliardia, competizione e dunque… polemiche.

Non c’è Palio del Golfo senza polemiche. Ed è anche questo che lo rende unico e divertente. Una cosa divertente, che non rifarei.