Nella sala d’aspetto della stazione di Bologna una lunga lapide riporta il nome e l’età delle 85 vittime dell’attentato del 2 agosto 1980. Nomi che ho letto più volte. Ecco alcune delle loro storie.

La stazione di Bologna ha i denti cariati.

Nella sala d’attesa, il muro è un moncone che si alza verso l’alto, una mano tesa, uno spazio sospeso e stracciato, chiuso da una lastra di vetro.

Ripara e lascia aperto, quel vetro.

Taglia il vento – che nei mesi invernali può essere incredibilmente freddo, nel cuore del cuore della pianura – e lascia entrare la luce.

C’è un orologio arrampicato sulla facciata della stazione. Segna le 10:25. Le 10:25 a qualsiasi orario, che tu arrivi alle 7:45 e vada via alle 19:20, per quell’orologio sono le 10:25. Sempre. Anche lui rimane così.

D’estate l’aria non c’è, è sospesa. Rimangono solo i sospiri e l’attesa. Attesa di altre stagioni, attesa di altri posti che da qui – proprio da qui – si raggiungono.

Grazie a quel vetro, nella sala d’attesa si vede bene, si vede tutto.

Nella sala d’attesa della stazione di Bologna ho passato diverso tempo, nei miei anni universitari. Aspettavo fosse pronto il treno che riportava a casa, chiudevo il tempo dedicato alle lezioni, svuotavo la tensione dopo gli esami, chiacchieravo con qualche compagno di corso. Eravamo ragazzi e ragazze di ogni parte d’Italia: di Torino, di Mantova, calabresi, abruzzesi, molisani, siciliani.

Le vite che passano nella sala d’attesa

Nella sala d’aspetto della stazione di Bologna ho sempre osservato passare tantissime vite. Correvano per lavoro, per studio, per piacere, per vacanze. Credo che sia tutto invariato: che la vita lì batta forte, fatta di uomini e bambini, donne e bambine, di splendide ragazze.

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Nella sala d’aspetto della Stazione di Bologna, il vetro è una ferita, il moncone di muro la fotocopia di quel che si trovò davanti chi arrivò dopo lo scoppio della bomba.

Una lastra per ricordare le 85 vittime dell’attentato alla Stazione di Bologna

La luce, che filtra dallo spazio vuoto lasciato dal vetro, illumina benissimo una lunga lastra che riporta il nome delle 85 vittime di quella bomba codarda.

Li ho letti tantissime volte:

Antonella Ceci, 19

Angela Marino, 23

Leo Luca Marino, 24

Domenica Marino, 26

Errica Frigerio, 57

Vito Diomede Fresa, 62

Cesare Francesco Diomede Fresa, 14

Anna Maria Bosio, 28

Carlo Mauri, 32

Luca Mauri, 6

Eckhardt Mader, 14

Margret Rohrs, 39

Kai Mader, 8

Sonia Burri, 7

Patrizia Messineo, 18

Silvana Serravalli, 34

Manuela Gallon, 11

Natalia Agostini, 40

Marina Antonella Trolese, 16

Anna Maria Salvagnini, 51

Roberto De Marchi, 21

Elisabetta Manea, 60

Eleonora Geraci, 46

Vittorio Vaccaro, 24

Velia Carli, 50

Salvatore Lauro, 57

Paolo Zecchi, 23

Viviana Bugamelli, 23

Catherine Helen Mitchell, 22

John Andrew Kolpinski, 22

Angela Fresu, 3

Maria Fresu, 24

Loredana Molina, 44

Angelica Tarsi, 72

Katia Bertasi, 34

Mirella Fornasari, 36

Euridia Bergianti, 49

Nilla Natali, 25

Franca Dall’Olio, 20

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Rita Verde, 23

Flavia Casadei, 18

Giuseppe Patruno, 18

Rossella Marceddu, 19

Davide Caprioli, 20

Vito Ales, 20

Iwao Sekiguchi, 20

Brigitte Drouhard, 21

Roberto Procelli, 21

Il più anziano è Antonio Montanari, 86 anni.

La più giovane Angela Fresu.

Angela aveva 3 anni e oggi ne avrebbe 45.

Le storie di chi è morto nell’attentato di Bologna. Le storie di tutti

Tra gli altri morì Luca Mauri, di 6 anni. E morirono anche mamma Anna Maria e papà Carlo. Vivevano vicino a Como. L’1 agosto erano partiti per andare in vacanza a Marina di Mandria, ma nei pressi di Bologna ebbero un incidente. L’auto si guastò e decisero di proseguire per Brindisi in treno. Il 2 di agosto 1980, a Bologna.

Morì anche Lina, 53 anni, di Livorno. Sua suocera aveva vinto al Lotto e aveva regalato a lei e al marito un viaggio in montagna, uno dei pochi viaggi della loro vita. Sarebbero dovuti partire il giorno dopo per Brunico, ma si liberò una camera e l’albergatore gentilmente li avvisò. Partirono un giorno prima. Il 2 agosto 1980 erano a Bologna. Il maritò si salvò.

Viviana, 23 anni, e Paolo aspettavano un bambino. Non erano in stazione per prendere un treno, ma solo per acquistare i biglietti per il treno e il traghetto per una vacanza che avrebbero fatto in Sardegna a settembre. Ma il 2 agosto 1980 erano in stazione, a Bologna.

Iwao Sekiguchi, 20 anni, veniva dai sobborghi di Tokyo. Era uno studente di letteratura giapponese che aveva ottenuto una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano.

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Il 23 luglio era arrivato a Roma e lì era rimasto per una settimana. La seconda tappa era stata Firenze. Poi andò a trovare Teresa a Bologna. Ma “Teresa non c’è”, annotò sul suo diario. Decise dunque di proseguire per Venezia. Il 2 agosto 1980 comprò un cestino da 5mila lire: carne, uova, patate, pane e vino. Questo lo scrisse sul diario, mentre aspettava il treno.

Rossella aveva 19 anni e viveva nel vercellese. Studiava per fare l’assistente sociale ed era di ritorno da una vacanza sulle spiagge ferraresi: voleva vedere il fidanzato. Nel viaggio l’accompagnava un’amica. Avevano l’intenzione di viaggiare in altro modo, ma poi scelsero il treno perché più sicuro. Per il gran caldo, Rossella andò a prendere da bere, mentre l’amica rimase sul binario. Però era il 2 agosto 1980, Rossella rimase uccisa, l’amica si salvò.

Maria Angela aveva 22 anni ed era una contadina.

Viveva in provincia di Rovigo e aveva due fratelli e una sorella.

Nessuno sa perché fosse in stazione il 2 agosto 1980 , ma c’era.

Forse avrebbe dei figli. Chissà quale sarebbe il suo lavoro e quanti amori avrebbe collezionato.

Bologna mi ha abbracciato con rispetto negli anni dell’università, lasciando aperti tutti i miei sogni, anche quelli più sconci.

Ogni 2 agosto, sento Bologna dentro.

Sento tutta la sua vita, quel giorno tradita.

85 storie fermate così.

Alle 10:25 del 2 agosto.

Mettere un bomba in stazione a Bologna la mattina del 2 agosto significa uccidere tutti.

Non dobbiamo dimenticare.