Ci sono parole e modi di esprimersi che sono tipicamente locali senza che nemmeno lo si sappia. Ecco perché, quando dite certe cose, gli altri non vi capiscono.

È successo a tutti: trovarsi fuori da Spezia, parlare come si fosse a casa, e non essere capiti. Oppure, parlare con qualcuno che di Spezia non è e cogliere sul suo volto un’espressione stranita. “Eh, cos’ho detto?” viene da domandarsi. Niente di grave: probabilmente si è usato un’espressione o un modo di dire tipicamente spezzino che – fuori dalla provincia – non viene compreso.

In alcuni i casi si ha la consapevolezza di usare sfumature dialettali, in altri lo si scopre in maniera imprevista, magari in piena età adulta.

Di seguito, una raccolta di quanto è nella mia esperienza di “spezzino vero nel mondo dei non spezzini”.

1 – “Scusi, dov’è la niveina?”

Al primo anno di università, forse in preda a un delirio mistico o più probabilmente alle prese con un provvedimento del Ministero della Salute per mantenere uno standard minimo di decenza dell’appartamento, entro in un supermercato alla ricerca di una confenzione di… NIVEINA.

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Scusi, dov’è la niveina?” chiedo a un commesso.
“Cosa?” trasecola.
“La niveina… quella per pulire il bucato.”+
“La candeggina?”
“No, la niveina… non la candeggina”

Ci abbiamo messo un po’ a trovare un accordo, concluso con la mia scoperta dell’amara verità: solo in alcune zone d’Italia conoscono la Niveina.

2 – “Mi passi l’arbanella?”

Milano. A cena con i colleghi di lavoro. Cerco un po’ di parmigiano da mettere sulla pasta. Lo vedo dall’altra parte del tavolo.

“Scusa, mi passeresti l’arbanella?”

Facce stupite.

“Oh, l’arbanella, me la passi?” indico.

Il mio collega non capisce. Fa per allungarmi la bottiglia.

“No, voglio il parmigiano.”

Ecco, arbanella è dialettale.

3 – Il perché alla fine delle frase

Questa è difficile da spiegare.

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Capita che qualcuno vi abbia fatto una domanda: “Perché hai fatto così?”. Insomma, una domanda che inizia con “perché”.

Ecco, molto spesso noi spezzini rispondiamo e poi – dopo la risposta – mettiamo “perché” alla fine.

Un esempio.
Perché non sei venuto a teatro?

Avevo altro da fare, perché….

 Ecco, conosco foresti che perdono la testa per questo. E no, non sembra naturale a tutti, anche se noi nemmeno ce ne accorgiamo.

4 – “Oh, ciao. Com’è?”

Il “Com’è?” usato per chiedere “Come va?” è usato anche in altre zone di Italia, ma in alcuni posti risulta incomprensibile.

Sono abbastanza certo che vi sia capitato di incontrare qualcuno e rivolgervi, alla spezzina, chiedendo: “Oh, com’è?”.

Risposta? Occhi che vagano nel vuoto, palese imbarazzo.

Il vostro interlocutore, sicuramente, si stava chiedendo: “Com’è… COSA?”

5 – “Il solito maglione…”

Tenetevi forte, perché questa è davvero difficile da spiegare. Ho discusso di questa cosa più volte e non sempre sono riuscito a farmi comprendere.

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A Spezia è diffusissimo l’uso di “solito” per significare “lo stesso” nel senso di “uguale” (e non lo stesso in senso temporale).

Faccio un esempio.

Due amici stanno aspettando altre due persone. Uno dei due le avvista in lontananza e dice all’altro: “Eccoli là”.

“Quali sono?” domanda l’altro.

E il primo risponde: : “Quelli là, quelli con il solito maglione”.

Ora, a Spezia questa frase viene interpretata: “Sono quei due là, quelli che hanno il maglione uguale”. Una informazione pertinente e utile per individuare due persone in una folla.

Fuori da Spezia, invece, probabilmente questa frase viene interpretata così: “Sono quei due là. Quelli che si vestono ogni giorno con lo stesso maglione”. Chiaramente, questa frase te la puoi attaccare al belino, se cerchi di capire chi sono due persone.

A parte che fuori da Spezia manco sanno come attaccarsele le cose al belino.