Il primo natale che mi ricordi davvero mio fratello aveva un pigiama verde e mia sorella uno rosso.

Eravamo così: mia sorella era alta un soldo di cacio, io due e mio fratello tre. Messi insieme forse avremmo raggiunto l’altezza dell’albero, che allora ci sembrava gigante.

Quelli erano ancora i tempi in cui c’era l’usanza di avere alberi veri. Vista con gli occhi di oggi mi pare una barbarie, ma la verità è che – ancora adesso – quando sento il profumo di un abete torno subito a quei giorni.

In casa nostra, Babbo Natale era davvero sempre molto sbadato e affamato. Lasciava una scia di briciole dalla cucina alla sala. La cosa incredibile è che – era evidente – mangiava proprio le fette biscottate che piacevano a papà. Era anche strano che portasse una parte dei regali la sera prima a casa dei nonni e una parte la mattina sotto il nostro albero. Ma nella foga di scartare i pacchi e mostrarceli l’un l’altro non ci prestavamo troppo caso.

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Un anno, a casa dei nonni, Babbo Natale si è anche presentato di persona. Anche in questo caso, con un po’ di attenzione, avremmo notato che un amico di famiglia presente fino a quel momento era misteriosamente scomparso in bagno, per poi ricomparire proprio quando Babbo Natale se ne era andato.

Una vera sfortuna per lui non averlo incrociato. Però quando ti scappa ti scappa, non puoi mica tenerla troppo.

Qualche anno dopo se ne sono andati entrambi: Babbo Natale e l’amico di famiglia, che purtroppo ho il rimpianto di non avere mai ringraziato per quella fantastica serata.

In compenso, negli anni si sono aggiunti cugini, cognati, l’amore.

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Ci sono state cene della vigilia in cui eravamo oltre 25 persone e non bastava né un tavolo, né una stanza.

C’era il tavolo dei piccoli e quello dei grandi. Su entrambi i tavoli però c’è sempre stato il vino.

Ora che grande lo sono anche io, va di moda la cena in piedi. I posti al tavolo dei grandi non ci sono più, ma non so se devo rattristarmi per questo.

Dal primo natale che mi ricordi sono cambiate tante, tantissime cose.

Che se ora provassimo a mettere i nostri pigiami di allora ai miei nipoti, ancora sarebbero grandi per loro.

Non è cambiata la magia di questi giorni, il piacere di ritrovarsi e stare insieme.

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La semplicità di ridere e parlare.

Sono giorni che sono come una culla.

Li tengo stretti.