Sono pietanze che ricoprono un identico ruolo nella gastronomia, ma rispecchiano il carattere differente dei versanti dell’Appennino.

Quando si parla di gastronomia del territorio spezzino, gli sgabei non si possono ignorare. Pietanza da sagra o da festa; buona per merenda, pranzo o cena; eccellente dolce o salata, lo sgabeo è una preparazione tipica della val di Magra in odor di Lunigiana. Accade spesso, quando si sente spiegare a qualcuno che spezzino non è, di sentir dire: “Gli sgabei sono come lo gnocco fritto”. Una frase che fa rabbrividire i puristi della cucina locale, nonché chi tiene molto al campanile.

Lo sgabeo, pietanza di origini umili e nobili fini

È certo che sgabei e gnocco fritto abbiano profonde somiglianze. In entrambi i casi si tratta di pasta di pane di fritta. Tuttavia non possono essere più che semplici cugini, perché nella loro preparazione è prevista una differenza tanto sostanziale da rivelarsi quasi filosofica.

Leggi anche  La Madonna Bianca di Porto Venere: magia nata da un miracolo

Gli sgabei hanno una storia resa nobile dall’origine popolare. Nascono, infatti, per non sprecare l’impasto del pane. La pasta di troppo veniva tagliata in piccole strisce e fritte nell’olio.

Questo, che sembra un dettaglio, si rivela un elemento fondamentale: gli sgabei – il cui impasto è composto da base di farina, acqua, lievito e olio –  sono fritti nell’olio.

Sgabei e gnocco fritto sono cose diverse

Vietato dire: “Capito! Sono come lo gnocco fritto!”. Emblema della cucina emiliana, lo gnocco viene fritto nello strutto e ha lo strutto anche tra gli ingredienti dell’impasto (farina, acqua, lievito e talvolta anche latte sono gli altri ingredienti).

Leggi anche  La Piscina Naturale di Porto Venere torna il 30 luglio

Nonostante entrambe le pietanze possano venire usate come sostitutive del pane ed essere accompagnate da salumi e formaggi, sgabeo e gnocco fritto hanno consistenze assai differenti (più croccanti i primi, più soffici i secondi).