A cavallo tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, La Spezia fu teatro d’orrore per le azioni di Cesare Serviatti. Il serial killer degli annunci di giornale.

Ho incontrato il mio futuro marito. È un uomo distinto e premuroso. Il suo nome è Serviatti Cesare.” Queste semplici parole, scritte nero su bianco su una lettera tra amiche, mettono fine a una lunga striscia di omicidi, verificatasi in parte alla Spezia. A ricevere la lettera è Olga, a firmarla  è Paolina Gorietti, cameriera di professione, nata a Napoli e uccisa a Spezia da chi pensava l’avrebbe sposata.

Cesare Serviatti, serial killer tra La Spezia e la capitale

Nato a Roma nel 1875 e arrivato alla Spezia nel 1925, con un passato dai mille mestieri e una moglie lasciata nella capitale. In Liguria, gestisce una piccola pensione in via Napoli, nel centro spezzino, e cerca scorciatoie pericolose per fare soldi.

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Pensionato, 450 lire mensili, conoscerebbe signorina con mezzi, preferibilmente cameriera, scopo matrimonio”: questo l’annuncio che Il Serviatti pubblica sui quotidiani. Con questa esca, attira e sceglie donne sole allo scopo di impossessarsi del loro patrimonio.

Nel 1928, grazie all’annuncio Serviatti conosce Pasqua Bartolini Tiraboschi. La attira alla Spezia, ne diventa l’amante e la uccide con una coltellata a letto, durante un rapporto sessuale. Ad accogliere e nascondere il cadavere della donna, fatto a pezzi, sarà un pozzo nero.

Le valigie abbandonate in stazione

Toccherà dunque a Bice Maragucci, nel 1930, gettata nel Tevere e ritrovata a Santa Marinella. Al collegamento tra Serviatti e Bice si arriva dopo il 1932.

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In quell’anno, su un treno diretto a Napoli proveniente dalla Spezia, vengono ritrovate due valigie che contengono il corpo smembrato di una donna. Sono i resti della cameriera Paolina Gorietta, che aveva raggiunto La Spezia dopo aver risposto all’annuncio di Serviatti.

L’arresto e la condanna a morte

Grazie al contributo di Olga, amica di Paola, si risale a Cesare Serviatti. L’uomo viene arrestato nella sua casa romana, mentre è in compagnia della moglie (di cui non si è mai capito se conoscesse o meno l’abitudine del marito a incontrarsi con altre donne). Dopo un’iniziale professione di innocenza, Serviatti crolla e confessa i tre omicidi, asserendo di aver ucciso in tutto sette donne (di cui però non ha mai voluto rivelare i nomi).

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Serviatti viene condannato all’ergastolo per gli omicidi di Pasqua Bartolini e Beatrice Margarucci e alla pena di morte per l’omicidio, il vilipendio e l’occultamento del cadavere di Paolina Gorietti. Sono le 6,24 del 13 ottobre 1933 quando il plotone di esecuzione mette fine alla vita di Serviatti nel poligono di Chiara Vecchia, a Sarzana.

Alle 6,24 del 13 ottobre 1933 Serviatti veniva giustiziato dalla scarica di moschetti del plotone di esecuzione nel poligono di Chiara Vecchia, a Sarzana.